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giovedì 8 marzo 2012

I passi della promessa


Leggendo le lettere di san Paolo non si può fare a meno di notare tante coincidenze con lo spirito dell'apostolato della promessa di preghiera di adozione spirituale del bambino concepito...
Le coincidenze riguardano la promessa, la promessa di adozione, la promessa di adozione a figli, e anche la prova di questa nostra adozione a figli: lo Spirito che nel nostro cuore grida "Abba! Padre!". In questo senso coincide anche il termine adozione "spirituale".
Per brevità prendiamo inconsiderazione tre passi:

L'adozione a figli, la redenzione del  nostro corpo
19 La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; 20 essa infatti è stata sottomessa alla caducità - non per suo volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa - e nutre la speranza 21 di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. 22 Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; 23 essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. 24 Poiché nella speranza noi siamo stati salvati.
(Rm 8:19-24) L'apostolo ci spiega che cosa è l'adozione a figli, cioè la "redenzione del nostro corpo", ciò che aspettiamo e speriamo "gemendo interiormente" nel nostro cuore. Nel nostro cuore si concentra quella speranza e quel desiderio che invadono tutto l'universo creato. Quale figlio non aspetta con impazienza di entrare nella propria libertà? di essere autonomo, emanciparsi dalla famiglia di origine e "sentirsi in una grande famiglia" (come ho letto su un invito in discoteca destinato a 13enni)? I media sfruttano il desiderio di adozione a figli che tutti abbiamo, per farci confondere tra liberazione e schiavitù, tra purezza e corruzione, tra eterno e caduco, tra libero e sottomesso, tra figlio e schiavo, tra grande famiglia e grande isolamento.

Figli adottivi, "figli della promessa" da "quando ancora non erano nati"
4 Essi sono Israeliti e possiedono l'adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse, 5 i patriarchi; da essi proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen.Tuttavia la parola di Dio non è venuta meno. Infatti non tutti i discendenti di Israele sono Israele, né per il fatto di essere discendenza di Abramo sono tutti suoi figli. No, ma: in Isacco ti sarà data una discendenza, cioè: non sono considerati figli di Dio i figli della carne, ma come discendenza sono considerati solo i figli della promessa.Queste infatti sono le parole della promessa: Io verrò in questo tempo e Sara avrà un figlio. 10 E non è tutto; c'è anche Rebecca che ebbe figli da un solo uomo, Isacco nostro padre: 11 quando essi ancora non eran nati e nulla avevano fatto di bene o di male - perché rimanesse fermo il disegno divino fondato sull'elezione non in base alle opere, ma alla volontà di colui che chiama - 12 le fu dichiarato: Il maggiore sarà sottomesso al minore
(Rm 9:4-12) San Paolo richiama la figura di Abramo e Sara. Come allora Dio promise loro di avere figli, anche oggi il Signore ci promette l'adozione a figli, la redenzione dei nostri corpi. Non solo, l'apostolo ci ricorda un'altra figura: Rebecca, Isacco e i loro figli Giacobbe ed Esaù. Questi ultimi furono scelti dal Signore quando ancora erano nel grembo materno. Fin dal seno della loro madre, Dio aveva già completato il disegno su di loro e lo aveva già promesso a Rebecca. Ancora oggi il Signore promette ad ogni madre in attesa di aver già adottato a figli i loro bambini concepiti, di aver già preparato per loro un disegno per il loro futuro, non solo per la vita terrena, ma anche per quella eterna fino addirittura alla redenzione dei loro corpi.
Quale grande progetto di amore...
Un progetto di amore eterno, un progetto di adozione in una vera grande famiglia, quella di Dio e della Sua Chiesa. Un figlio che tu non ti aspettavi, Dio lo aspettava e lo desiderava dall'eternità e per lui ha un progetto di amore... infinito. Per la sua vita terrena, ha già preparato un corpo e un'anima perfetti per ricambiare il Suo amore e amare gli altri. Per la sua vita eterna, ha già preparato un'anima perfetta, per essere simile a Lui ed essere felice della Sua visione, e ancora ha preparato un corpo glorioso e risorto simile al Suo, per quando avverrà la redenzione dei corpi.
Quale grande progetto di amore...
e che grande follia contrastarlo...

La prova
Ecco, io faccio un altro esempio: per tutto il tempo che l'erede è fanciullo, non è per nulla differente da uno schiavo, pure essendo padrone di tutto; ma dipende da tutori e amministratori, fino al termine stabilito dal padre. Così anche noi quando eravamo fanciulli, eravamo come schiavi degli elementi del mondo. Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, 5 per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l'adozione a figli. 6 E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! 7 Quindi non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede per volontà di Dio.

(Ga 4:1-7) L'Apostolo ci spiega "quali eravamo e quali siamo". Eravamo come schiavi, o come bambini piccoli che ancora non hanno libertà di decidere, ma che sono completamente dipendenti o da un padrone, o da un tutore o un amministratore che sceglie per loro.
Questa era la situazione dei credenti che ancora non avevano visto il Figlio, e ancora non conoscevano Dio come Padre, Che genera il Suo unico Figlio e Che ci adotta tutti come Suoi figli.
Questa è la situazione di chi ancora non ha conosciuto l'amore di Dio e cerca la propria libertà, la propria gloria, il proprio successo dove non esiste: nel denaro, nell'impurità di un amore corrotto, nella carriera, negli svaghi, nelle dipendenze e nell'apparenza agli occhi degli altri.
Facciamo silenzio, spegniamo ciò che fa rumore... e ascoltiamo l'unico grido che rimane, quello dello Spirito del Figlio che chiama Suo Padre, nostro Padre.
Abbiamo sì un grande amore, quello di Dio;
una grande eredità, il Suo Regno per sempre;
una grande famiglia, quella dei Suoi figli adottivi;
una grande libertà, quella che da sempre desidera per noi;
e una grande gloria, in cui ci vuol fare simili a Sé.
Quindi, perché cercare l'amore nel fango?
perché preoccuparsi dei soldi se abbiamo una provvidenza immensa e un'eredità infinita?
perché cercare di sentirsi in una grande famiglia andando nel rumore di una discoteca che copre il grido "Padre"?
perché cercare la libertà nel fumo, gli alcolici, nel sesso e nelle trasgressioni? e la gloria nell'apparire più trasgressivi?
Siamo figli adottivi del Dio Amore, figli della Luce... "e tutto questo per opera di Gesù, e di Gesù crocifisso".


giovedì 23 febbraio 2012

Sifra e Pua, quando vincono il cuore e la coscienza

Sifra e Pua guardano la corona regale della maternità: "Vedi, una madre è una regina, la maternità è sacra... "
Il re d'Egitto disse alle levatrici degli Ebrei, delle quali una si chiamava Sifra e l'altra Pua: «Quando assistete al parto delle donne ebree, osservate quando il neonato è ancora tra le due sponde del sedile per il parto: se è un maschio, lo farete morire; se è una femmina, potrà vivere». Ma le levatrici temettero Dio: non fecero come aveva loro ordinato il re d'Egitto e lasciarono vivere i bambini. Il re d'Egitto chiamò le levatrici e disse loro: «Perché avete fatto questo e avete lasciato vivere i bambini?». Le levatrici risposero al faraone: «Le donne ebree non sono come le egiziane: sono piene di vitalità: prima che arrivi presso di loro la levatrice, hanno già partorito!». Dio beneficò le levatrici. Il popolo aumentò e divenne molto forte. E poiché le levatrici avevano temuto Dio, egli diede loro una numerosa famiglia. Allora il faraone diede quest'ordine a tutto il suo popolo: «Ogni figlio maschio che nascerà agli Ebrei, lo getterete nel Nilo, ma lascerete vivere ogni figlia».
Sifra e Pua, le prime obiettrici di coscienza

 Questo brano ci propone oggi l'ufficio delle letture. Il faraone riesce a comandare ai suoi sudditi di far lavorare, costruire città, coltivare i campi, impastare argilla e fare mattoni.... l'unica cosa che non riesce a comandare è "uccidere". La sua legge "devi uccidere" non ha nessun valore per le ostetriche del paese, poiché contraddice una legge più grande, la legge naturale scritta nel loro cuore, come nel cuore di ognuno di noi. Sifra e Pua, migliaia di anni fa, già comprendevano che quella legge non se l'erano scritta da sole, ma solo un dio avrebbe potuto farlo.
Oggi, l'azione che era stata comandata loro si chiamerebbe aborto, aborto a nascita parziale. Esiste, e ci sono ancora faraoni che lo comandano. Chi ascolteremo? il cuore in cui continuamente ci parla il Signore, o il faraone di turno?
Vediamo che, rispondendo al faraone, le ostetriche mentono. Sembrerebbe che vengono meno a un'altra legge che Dio ha scritto nei nostri cuori: "non mentire, non dire falsa testimonianza", ma non è così, perché il faraone non ha nessun diritto di sapere, di conoscere la verità, e la loro risposta equivale a tacere la loro verità, che porterebbe alla morte di loro stesse e di tanti bambini innocenti.
Vediamo poi come sia veloce e facile scivolare dall'aborto all'infanticidio e all'omicidio: "Ogni figlio maschio che nascerà agli Ebrei, lo getterete nel Nilo". E oggi? alcuni paesi hanno già permesso l'eutanasia infantile: i genitori decidono che farsene del figlio fino a 12 anni, visto che ancora non è arrivato all'età della ragione, che gli permetterebbe di esercitare la sua libertà, la sua scelta di vivere o morire. Ma queste queste leggi che permettono di uccidere i bambini non ancora nati (o già nati o mentre stanno nascendo...), hanno effetti su tutti: la carica di violenza che si accumula in chi ne è convolto non può non esplodere in guerre civili che insanguinano tanti paesi. L'aborto è il principale distruttore della pace nel mondo - diceva la Beata Madre Teresa - poiché se una madre può uccidere suo figlio, che cosa impedisce a me di uccidere te e a te di uccidere me?

e noi? siamo riusciamo ad ascoltare le legge del nostro cuore? e ad ascoltare lo Spirito che geme interiormente (e a volte anche esteriormente, tanto è disperato) e che aspetta la nostra redenzione, la redenzione del nostro corpo? Possiamo anche cominciare oggi, siamo sempre in tempo finché viviamo.
"Da dove mi verrà l'aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore"



martedì 14 febbraio 2012

San Pio da Pietrelcina


Pietrelcina, Benevento, 25 maggio 1887 - San Giovanni Rotondo, Foggia, 23 settembre 1968 
"Estremamente rigoroso verso ogni peccato <<contro la vita e la natura>>, egli veglia gelosamente sulla santità della famiglia cristiana e moltiplica i suoi amorevoli interventi in favore delle donne incinte e dei bambini.
Su questo punto la sua reputazione è ben diffusa nel paese. Le giovani spose vengono a chiedere la sua benedizione. Passa per le sue mani ogni neonato. Spesso gli si chiede di scegliere un nome per il nascituro, e gentilmente Padre Pio aderisce alla richiesta."
"Su una sola cosa Padre Pio fu irremovibile: quando si trattava di sacrificare il bambino o la possibilità di averne. I suoi più bei miracoli sono stati in favore della maternità.
Ricordiamo la commovente storia di Giovannino o quella della Signora Abresch, alla quale egli proibì formalmente l'operazione: "Niente ferri!". Quale medico credente dovrebbe biasimarlo perché ricorda che c'è Qualcuno più grande dei medici?" (Maria Winowska, "Il vero volto di Padre Pio")



Padre Pio e Giovannino, l'aborto terapeutico 
Da "Il vero volto di Padre Pio", Maria Winowska riporta il dialogo con una giovane coppia conosciuta in treno:
 - Padre Pio? Voi andate a vedere Padre Pio?
Allora il papà prese il piccino nelle sue grosse mani di operaio, lo strinse al cuore, l'abbraccio con effusione e mi disse, scandendo ogni parola:
- Senza Padre Pio, Giovannino non sarebbe mai nato. Noi andiamo a ringraziarlo per la grazia.
Evidentemente volli sapere di più. Con quella simpatica caratteristica meridionale, interrompendosi a vicenda, con un gran numero di esclamazioni e prendendo per testimone la Madonna, essi mi raccontarono quanto segue - che io naturalmente riassumo.
Gino era scaricatore a Napoli, iscritto al partito comuninsta. Prima del matrimonio, Francesca aveva avuto un incidente in bicicletta. Fin dall'inizio della gravidanza, il verdetto dei medici era stato senza speranza. Per salvare la madre era necessario sacrificare il bambino. Disperata, Francesca scrisse una lettera al cappuccino stigmatizzato. Questa lettera restò senza risposta.
La vigilia dell'operazione ella era sola, nel suo letto e in lacrime.
- Sapevate che la Chiesa vieta l'aborto? - Le domandai.
- Non andavo più in chiesa - mi rispose a bassa voce - mio marito me lo proibiva. Ebbene, quel giorno vidi all'improvviso un monaco vestito di scuro, ritto ai piedi del letto. E mi domandavo come poteva esser entrato, poiché mio marito era un mangiapreti. Il monaco sorrise, poi alzò il dito, in atto minaccioso: "Tu non farai questa sciocchezza! Il fanciullo verrà al mondo, sarà un maschio, lo chiamerai Giovanni".
-  Subito disparve, ma mi lasciò il cuore pieno di coraggio. Tutta la mia famiglia era furiosa, ma il medico disse che senza il mio consenso non poteva fare l'operazione. Io confidavo che Padre Pio mi avrebbe ottenuto la grazia. Verificai la fotografia. Era proprio lui. Tutto è poi andato bene e noi andiamo ora a San Giovanni Rotondo per mostrare il nostro piccolo al Padre.
- Penso che, dopo la nascita di Giovannino, voi non sarete più un mangiapreti - dissi sorridendo al giovane operaio, che non cessava di sottolineare i punti culminanti del discorso con baci sonori che il bimbo accoglieva con guizzi di gioia.
- Si figuri! - rispose la giovane donna con animazione.
- Da allora va ogni domenica alla Messa. Siamo andati a vedere la Madonna di Pompei! Anche i compagni comunisti non sapevano che rispondere, perché mia suocera ha immediatamente divulgato la cosa, trattandomi da pazza, non è vero, caro?
Ma il marito preferì non seguirla in questo terreno scabroso.
- Padre Pio, signora, - aggiunse - non è un sacerdote come gli altri e, per amor suo, io fo grazia a tutti i preti! D'altra parte, questo miracolo prova bene che Iddio esiste! [...]
Vedendoli così giovani, così felici, così belli (il mescolamento delle razze dà alle volte, nell'Italia Meridionale, meravigliose riuscite), io pensavo che Padre Pio era stato la sorgente di tanta felicità. Senza di lui, quel bambino, che rassomigliava ai putti del Bernini, non sarebbe forse nato.


Infertilità? "allora niente ferri"
Da "Il vero volto di Padre Pio", Maria Winowska racconta la storia dei coniugi Abresch:


"Un bel giorno, sentii parlare di un cappuccino stigmatizzato il quale, si diceva, operava dei miracoli. Punto da curiosità, ma anche pensando a mia moglie gravemente malata e alla vigilia di un'operazione che le avrebbe impedito per sempre le gioie della maternità, decisi di tentare il colpo e mi recai a San Giovanni Rotondo. è inutile che io dica che ero tanto più sospettoso in quanto si trattava di fatti che accadevano nell'ambito della Chiesa cattolica, che giudicavo un ricettacolo di superstizioni." [...]
Naturalmente, dopo la sua conversione, il signor Abresch non ebbe niente di più urgente da fare, che condurre da Padre Pio sua moglie ammalata. Questa, essendosi già confessata, non seppe da dove cominciare e disse goffamente:
- Padre, i dottori mi ordinano di lasciarmi operare. Che cosa debbo fare?
Secondo la sua abitudine, Padre Pio dette, prima di tutto, una risposta di buon senso.
- Ebbene, figlia mia, fate ciò che vi dicono i medici!
La signora Abresch si sciolse in lacrime:
- Padre! ma allora mai più avrò figliuoli!
Padre Pio levò gli occhi al cielo e, dopo un momento, con una dolcezza indimenticabile:
- Allora niente ferri - disse lui - sareste rovinata per il resto della vostra vita.
- Rientrai a Bologna piena di gioia e di speranza. ffettivamente, da quel momento, le emorragie e tutti i sintomi del male disparvero senza lasciare la minima traccia. Allorché due anni dopo, mio marito andò a vedere Padre Pio, questi gli predisse che avrebbe avuto un figlio. Quale non fu la mia meraviglia quando ricevetti un telegramma da S. Giovanni Rotondo così concepito (lo conservo sempre): "Felice più che mai! Prepara corredo bimbo". Effettivamente, un anno dopo avevo un bimbo, la cui nascita non mi causò il minimo inconveniente, malgrado tutti i pronostici dei medici che, d'altra parte, io non avevo più consultati da molto prima della gravidanza. [...]
Questo bimbo ora è sacerdote... Padre Pio l'aveva predetto! Le vie di Dio sono ammirabili! Prendete questa raccolta di testimonianze! V'informerà di altri casi, non meno interessanti.
Francesco Forgione nasce a Pietrelcina, provincia di Benevento, il 25 maggio 1887. Il 22 gennaio 1903, a sedici anni, entra in convento e da francescano cappuccino prende il nome di fra Pio da Pietrelcina. Diventa sacerdote sette anni dopo, il 10 agosto 1910. Nel 1916 i superiori pensano di trasferirlo a San Giovanni Rotondo, sul Gargano, e qui, nel convento di S. Maria delle Grazie, ha inizio per Padre Pio una straordinaria avventura di taumaturgo e apostolo del confessionale. Il 20 settembre 1918 il cappuccino riceve le stimmate della Passione di Cristo che resteranno aperte, dolorose e sanguinanti per ben cinquant’anni. Muore il 23 settembre 1968, a 81 anni. Dichiarato venerabile nel 1997 e beatificato nel 1999, è canonizzato nel 2002.

Martirologio Romano: San Pio da Pietrelcina (Francesco) Forgione, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, che nel convento di San Giovanni Rotondo in Puglia si impegnò molto nella direzione spirituale dei fedeli e nella riconciliazione dei penitenti ed ebbe tanta provvidente cura verso i bisognosi e i poveri da concludere in questo giorno il suo pellegrinaggio terreno pienamente configurato a Cristo crocifisso.

Quando muore, il 23 settembre 1968, a 81 anni, le stimmate scompaiono dal suo corpo e, davanti alle circa centomila persone venute da ogni dove ai suoi funerali, ha inizio quel processo di santificazione che ben prima che la Chiesa lo elevasse alla gloria degli altari lo colloca nella devozione dei fedeli di tutto il mondo come uno dei santi più amati dell’ultimo secolo.
Francesco Forgione era nato a Pietrelcina, provincia di Benevento, il 25 maggio 1887. I suoi genitori, Grazio e Giuseppa, erano poveri contadini, ma assai devoti: in famiglia il rosario si pregava ogni sera in casa tutti insieme, in un clima di grande e filiale fiducia in Dio e nella Madonna. Il soprannaturale irrompe assai presto nella vita del futuro santo: fin da bambino egli riceveva visite frequenti di Gesù e Maria, vedeva demoni e angeli, ma poiché pensava che tutti avessero queste facoltà non ne faceva parola con nessuno. Il 22 gennaio 1903, a sedici anni, entra in convento e da francescano cappuccino prende il nome di fra Pio da Pietrelcina. Diventa sacerdote sette anni dopo, il 10 agosto 1910. Vuole partire missionario per terre lontane, ma Dio ha su di lui altri disegni, specialissimi.
I primi anni di sacerdozio sono compromessi e resi amari dalle sue pessime condizioni di salute, tanto che i superiori lo rimandano più volte a Pietrelcina, nella casa paterna, dove il clima gli è più congeniale. Padre Pio è malato assai gravemente ai polmoni. I medici gli danno poco da vivere. Come se non bastasse, alla malattia si vanno ad aggiungere le terribili vessazioni a cui il demonio lo sottopone, che non lasciano mai in pace il povero frate, torturato nel corpo e nello spirito.
Nel 1916 i superiori pensano di trasferirlo a San Giovanni Rotondo, sul Gargano, e qui, nel convento di S. Maria delle Grazie, ha inizio per Padre Pio una straordinaria avventura di taumaturgo e apostolo del confessionale. Un numero incalcolabile di uomini e donne, dal Gargano e da altre parti dell’Italia, cominciano ad accorrere al suo confessionale, dove egli trascorre anche quattordici-sedici ore al giorno, per lavare i peccati e ricondurre le anime a Dio. È il suo ministero, che attinge la propria forza dalla preghiera e dall’altare, e che Padre Pio realizza non senza grandi sofferenze fisiche e morali.
Il 20 settembre 1918, infatti, il cappuccino riceve le stimmate della Passione di Cristo che resteranno aperte, dolorose e sanguinanti per ben cinquant’anni. Padre Pio viene visitato da un gran numero di medici, subendo incomprensioni e calunnie per le quali deve sottostare a infamanti ispezioni canoniche; il frate delle stimmate si dichiara “figlio dell’obbedienza” e sopporta tutto con serafica pazienza. Infine, viene anche sospeso a divinis e solo dopo diversi anni, prosciolto dalle accuse calunniose, può essere reintegrato nel suo ministero sacerdotale.
La sua celletta, la numero 5, portava appeso alla porta un cartello con una celebre frase di S. Bernardo: “Maria è tutta la ragione della mia speranza”. Maria è il segreto della grandezza di Padre Pio, il segreto della sua santità. A Lei, nel maggio 1956, dedica la “Casa Sollievo della Sofferenza”, una delle strutture sanitarie oggi più qualificate a livello nazionale e internazionale, con 70.000 ricoveri l’anno, attrezzature modernissime e collegamenti con i principali istituti di ricerca nel mondo.
Negli anni ‘40, per combattere con l’arma della preghiera la tremenda realtà della seconda guerra mondiale, Padre Pio diede avvio ai Gruppi di Preghiera, una delle realtà ecclesiali più diffuse attualmente nel mondo, con oltre duecentomila devoti sparsi in tutta la terra. Con la “Casa Sollievo della Sofferenza” essi costituiscono la sua eredità spirituale, il segno di una vita tutta dedicata alla preghiera e contrassegnata da una devozione ardente alla Vergine.
Da Lei il frate si sentiva protetto nella sua lotta quotidiana col demonio, il “cosaccio” come lo chiamava, e per ben due volte la Vergine lo guarisce miracolosamente, nel 1911 e nel 1959. In quest’ultimo caso i medici lo avevano dato proprio per spacciato quando, dopo l’arrivo della Madonna pellegrina di Fatima a San Giovanni Rotondo, il 6 agosto 1959, Padre Pio fu risanato improvvisamente, tra lo stupore e la gioia dei suoi devoti.
“Esiste una scorciatoia per il Paradiso?”, gli fu domandato una volta. “Sì”, lui rispose, “è la Madonna”. “Essa – diceva il frate di Pietrelcina – è il mare attraverso cui si raggiungono i lidi degli splendori eterni”. Esortava sempre i suoi figli spirituali a pregare il Rosario e a imitare la Madonna nelle sue virtù quotidiane quali l’umiltà,la pazienza, il silenzio,la purezza,la carità.“Vorrei avere una voce così forte – diceva - per invitare i peccatori di tutto il mondo ad amare la Madonna”.
Lui stesso aveva sempre la corona del rosario in mano. Lo recitava incessantemente per intero, soprattutto nelle ore notturne. “Questa preghiera – diceva Padre Pio – è la nostra fede, il sostegno della nostra speranza, l’esplosione della nostra carità”.
Il suo testamento spirituale, alla fine della sua vita, fu: “Amate la Madonna e fatela amare. Recitate sempre il Rosario”.
Intorno alla sua figura in questi anni si sono scritti molti fiumi di inchiostro. Un incalcolabile numero di articoli e tantissimi libri; si conta che approssimativamente sono più di 200 le biografie a lui dedicate soltanto in italiano. “Farò più rumore da morto che da vivo”, aveva pronosticato lui con la sua solita arguzia. Quella di Padre Pio è veramente una “clientela” mondiale. Perché tanta devozione per questo san Francesco del sud?
Padre Raniero Cantalamessa lo spiega così:“Se tutto il mondo corre dietro a Padre Pio – come un giorno correva dietro a Francesco d’Assisi - è perché intuisce vagamente che non sarà la tecnica con tutte le sue risorse, né la scienza con tutte le sue promesse a salvarci, ma solo la santità. Che è poi come dire l’amore”.


Santa Maria Faustina Kowalska


Il castigo di Varsavia
Dal "Diario" di S.Faustina Kowalska, Ediz.LEV,pag.23
Un giorno Gesù mi disse che avrebbe fatto scendere il castigo su di una città, che è la più bella della nostra Patria. (Dalle note in calce: probabilmente si trattava di Varsavia che era considerata la più bella città della Polonia)
Il castigo doveva essere uguale a quello inflitto da Dio a Sodoma e Gomorra.
(Dalle note in calce: come Sodoma e Gomorra furono distrutte dal fuoco caduto dal cielo (cfr. Genesi 19,24), così le città polacche e specialmente Varsavia, furono in realtà gravemente distrutte durante la seconda guerra mondiale dalle bombe dirompenti e incendiarie. A questo proposito il direttore spirituale di Santa Faustina, Don M.Sopocko, durante la deposizione testimoniale, ha fatto la seguente dichiarazione:"Aveva scritto inoltre nel Diario che Gesù le aveva detto che avrebbe distrutto come Sodoma una delle più belle città della nostra patria a causa dei peccati che vi si commettevano. Quando in seguito, dopo aver letto il Diario le chiesi chiarimenti su tale questione, confermò che le cose stavano così. Avendole poi domandato per quali peccati Iddio infliggeva tale punizione, rispose che ciò sarebbe avvenuto soprattutto per l'uccisione dei bambini non fatti nascere, essendo questo il più grave peccato che vi si commetteva".)
Vidi la grande collera di Dio ed un brivido mi scosse, mi trafisse il cuore. Pregai in silenzio. Un momento dopo Gesù mi disse:"Bambina mia, unisciti strettamente a Me durante il sacrificio ed offri al Padre celeste il Mio Sangue e le Mie Piaghe per impetrare il perdono per i peccati di quella città. Ripeti ciò senza interruzione per tutta la S.Messa. Fallo per sette giorni".
Il settimo giorno vidi Gesù su di una nuvola chiara e mi misi a pregare perché Gesù posasse il Suo sguardo sulla città e su tutto il nostro paese. Gesù diede uno sguardo benigno. Quando notai la benevolenza di Gesù, cominciai ad implorare la benedizione. Ad un tratto Gesù mi disse:"Per te benedico l'intero paese" e fece con la mano un gran segno di croce sulla nostra Patria. Vedendo la bontà del Signore, l'anima mia fu inondata da una grande gioia.


La sofferenza dei bambini sostiene il mondo
Dal "Diario" di S.Faustina Kowalska, Ediz.LEV,pag.129
Una volta che si faceva l'adorazione per la nostra Patria, un dolore mi strinse l'anima e cominciai a pregare così:"O Gesù misericordiosissimo, Ti prego per l'intercessione della Tua amatissima Madre, che Ti ha allevato fin dall'infanzia, Ti supplico, benedici la mia Patria. O Gesù, non guardare ai nostri peccati, ma guarda le lacrime dei bambini piccoli, la fame ed il freddo che soffrono. O Gesù, per questi innocenti, fammi la grazia che Ti chiedo per la mia Patria.
In quell'istante vidi Gesù che aveva gli occhi velati di lacrime, e mi disse:"Vedi, figlia Mia, quanto Mi fanno pena. Sappi questo: sono essi che sostengono il mondo".


Santa Faustina sente i dolori dell'aborto
Dal suo Diario, 1275
A volte Gesù chiede per l'aborto sofferenze di riparazione ad alcune anime che si sono offerte alla sua misericordia. Suor Faustina racconta:
16 settembre 1937
"Alle otto ho sentito dei dolori così violenti che ho dovuto mettermi a letto immediatamente. Mi sono contorta dai dolori per tre ore, cioè fino alle 11 di sera. Nessuna medicina mi ha fatto effetto. Rigettavo quello che prendevo. A momenti il dolore mi toglieva la coscienza. Gesù mi ha fatto sapere che in questo modo, avevo preso parte alla Sua agonia nell'orto degli Ulivi e che Lui stesso ha permesso queste sofferenze come riparazione verso Dio per gli aborti. Sono già tre volte ormai che passo da queste sofferenze. Ho detto al medico che in tutta la mia vita non ho mai avuto tali sofferenze. Dichiarò che non sapeva di cosa si trattasse. Ora capisco che cosa sono queste sofferenze perché il Signore stesso me l'ha rivelato... Tuttavia quando penso che forse un giorno dovrò soffrire di nuovo in questo modo, mi affido a Dio.
Ciò che Gli piace mandarmi lo riceverò con sottomissione e amore. Possa io soltanto con queste sofferenze salvare almeno un bambino dall'assassinio"



Glogowiec, Polonia, 25 agosto 1905 - Cracovia, Polonia, 5 ottobre 1938

Una suora che parla della misericordia divina e del dovere nostro di “usare misericordia”. Dov’è la novità? All’insegna della Misericordia è nato un gran numero di comunità, istituzioni, gruppi, in ogni tempo. Sì, ma suor Faustina Kowalska, sotto questa insegna, fa nascere un grandioso movimento spirituale proprio tra i due momenti meno misericordiosi della storia: le guerre mondiali.
Nata in un villaggio polacco e battezzata col nome di Elena, è la terza dei 10 figli di Marianna e Stanislao Kowalski. Che sono contadini poveri, nella Polonia divisa tra gli imperi russo, tedesco e austriaco. Lei fa tre anni di scuola, poi va a servizio. Pensava di farsi suora già da piccola, ma realizza il progetto solo nell’agosto 1925: a Varsavia – ora capitale della Polonia indipendente – entra nella comunità della Vergine della Misericordia, prendendo i nomi di Maria Faustina. E fa la cuoca, la giardiniera, la portinaia, passando poi per varie case della Congregazione (tra cui, quelle di Varsavia, Vilnius e Cracovia). Ma al tempo stesso è destinataria di visioni e rivelazioni che i suoi confessori le suggeriscono di annotare in un diario (poi tradotto e pubblicato in molte lingue). E tuttavia non crede che questi fatti straordinari siano un marchio di santità. Lei scrive che alla perfezione si arriva attraverso l’unione intima dell’anima con Dio, non per mezzo di “grazie, rivelazioni, estasi”. Queste sono piuttosto veicoli dell’invito divino a lei, perché richiami l’attenzione su ciò che è stato già detto, ossia sui testi della Scrittura che parlano della misericordia divina e poi perché stimoli fra i credenti la fiducia nel Signore (espressa con la formula: Gesù, confido in te) e la volontà di farsi personalmente misericordiosi.
Muore a 33 anni in Cracovia. Beatificata nel 1993, è proclamata santa nel 2000 da Giovanni Paolo II. Le reliquie si trovano a Cracovia-Lagiewniki, nel santuario della Divina Misericordia.


Martirologio Romano: A Cracovia in Polonia, santa Maria Faustina (Elena) Kowalska, vergine delle Suore della Beata Maria Vergine della Misericordia, che si adoperò molto per manifestare il mistero della divina misericordia.

martedì 7 febbraio 2012

"SOPRAVVISSUTA ALL'ABORTO"

Anche in tv, "mezzo di dominazione culturale", ogni tanto sfugge qualche grande verità. La vita è un dono. L'aborto un omicidio. Chi nasce da un aborto è un sopravvissuto a una morte certa. e nel dire questo "bisogna avere passione e non rabbia" - ci ricorda Gianna Jessen. Tante donne provano odio verso gli uomini, ma lei non odia nessuno, anche se hanno tentato di ucciderla.
Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. (Ezechiele 36,26)
Dacci un cuore nuovo, metti in noi uno spirito nuovo, togli il cuore di pietra che abbiamo, e dacci un cuore di carne.



lunedì 30 gennaio 2012

I frutti dell'Adozione Spirituale


L'Adozione Spirituale può essere praticata da chiunque con grande profitto spirituale e personale.
Se praticata da madri che hanno fatto esperienza dell’aborto, guarisce efficacemente le profonde ferite interiori che portano, dona pace al loro cuore e le aiuta a riconquistare la fiducia e la confidenza nella Misericordia di Dio.
Questa preghiera, poiché è un dono disinteressato ai nascituri e ai genitori in stato di bisogno, aiuta chi la pratica a modellare il proprio la propria vita e la propria vocazione, a combattere l'egoismo, a scoprire la gioia del dono della paternità e della maternità responsabili.
Aiuta, inoltre, ad approfondire il rapporto personale con Dio e può essere occasione di un rinnovato spirito di amore e di preghiera comune in famiglia.

giovedì 26 gennaio 2012

Domande frequenti


Si adotta un bambino simbolico, ideale?
No, si adotta un bambino vero, che esiste già realmente da qualche parte del mondo. Non lo conosciamo, né ne abbiamo avuto nessuna notizia, sua madre non si è ancora accorta di lui, ma sicuramente già esiste e ha bisogno della nostra preghiera per vedere la luce tra nove mesi.





 

Si potrà identificare?
No, non si può, rimane ignoto. Non avremo notizia neanche della sua nascita, né lo potremo riconoscere camminando nel mondo.

Come si fa a sapere se la preghiera è stata esaudita?
Lo sappiamo nella fede. Il Signore ascolta tutte le preghiere. Se una persona per la quale preghiamo affinché ottenga una grazia dal Signore non accetta tale grazia, il Signore la darà a qualcun altro che la accetta. In ogni caso, la grazia chiesta viene ricevuta da qualcuno. La nostra preghiera non va mai perduta.

Perché si promette?
Si promette per garantire qualcosa nel futuro, cioè la vita di un bambino nascituro. Nel promettere ci facciamo imitatori del Signore, che da sempre ci ha promesso di adottarci a figli.

Ho paura di non riuscire a mantenere l'impegno...
Non è così difficile come sembra. Il Signore ci fa anche la grazia di mantenere le promesse che noi facciamo.

Se mi dimentico di pregare un giorno o più?
Non succede niente. Si può recupare un altro giorno, recitando le preghiere dimenticate in giorni precedenti.

Se abbandono l'impegno per oltre un mese?
è necessario rinnovare la promessa e cercare di essere più fedeli.


Come posso fare la promessa?
 - Si può fare nel proprio cuore, ad esempio andando in chiesa e ripetendo la formula davanti al Santissimo Sacramento.
- Si può fare la promessa anche chiedendolo al direttore spirituale o a un confessore o sacerdote.

- Si può fare anche pubblicamente, chiedendo a un celebrante di aggiungere la formula della promessa durante la Santa Messa o l'Adorazione del Santissimo Sacramento. Se fatta durante la Santa Messa, si può aggiungere la promessa nella "preghiera dei fedeli" e può essere seguita da preghiere spontanee in tema con la difesa della vita nascente e l'accoglienza del dono della maternità e della paternità. Le persone che intendono fare la promessa, si possono avvicinare all'altare, anche portando una candela accesa. La promessa può essere preceduta da una breve spiegazione dell'Adozione Spirituale, da parte del celebrante o un'altra persona.
In questo modo, la promessa diventa anche un importante testimonianza del valore della vita umana, dal concepimento, alla nascita, al suo naturale declino. Essa diventa testimonianza che "un bambino ci mette nove mesi per nascere".

Come posso scegliere il proposito personale?
è bene concordare il proposito che si promette con il proprio padre spirituale o il confessore o un sacerdote. Il proposito deve essere alla nostra portata, non deve essere troppo impegnativo da non riuscire ad adempierlo o da farci diventare superbi di riuscire ad adempierlo.

Il proposito personale è necessario per fare l'Adozione Spirituale?
No, è raccomandato. è un buono strumento per coltivare la propria spiritualità e scoprire il proprio carisma nella Chiesa.

Quale può essere il proposito personale?
Può essere il santo rosario (intero o i misteri del giorno), la liturgia delle ore (ufficio delle letture, lodi, ora media, vespri, compieta - o solo alcune tra queste), coroncina e novena alla Divina Misericordia o altre devozioni, digiuno (venerdì o altri giorni, evitando le leccornie o mangiando ciò che piace meno, ecc...), adorazione del Santissimo Sacramento (ad esempio, mezz'ora al giorno), Confessione, Comunione, letture spirituali, un certo impegno nel lavoro, nello studio, nell'apostolato, ecc...


 
Chi può fare l'Adozione Spirituale?
Chiunque: uomini, donne, bambini, laici, consacrati, religiosi, sacerdoti, giovani, anziani, sposi, fidanzati, celibi o nubili....

Quante volte si può fare l'Adozione Spirituale?
Anche per tutta la vita...


Si può adottare più di un bambino per Adozione?
No, la promessa è a favore di un solo bambino. Quando si rinnova si adotta un altro bambino. Offriamo le nostre preghiere al Signore e Lui le "smista" a chi ne ha più bisogno.